12 novembre 2013
12 novembre 2013,
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Facciamo chiarezza sulla questione “muri che respirano”:

Innanzi tutto chiariamo il significato delle parole: Respirare significa scambiare aria esausta con aria di rinnovo. Quindi è chiaro che qualsiasi tipo di muratura non ha la capacità di “respirare”. Piuttosto le murature possono essere in grado di tra-spirare, cioè lasciare passare una certa quantità di vapore acqueo (tecnicamente si parla di diffusione . Da studi ed esperimenti scientifici eseguiti in Germania risulta che la quantità di vapore acqueo che può attraversare una parete per differenza di pressione tra interno ed esterno è pari, nel migliore dei casi, al 3% del vapore acqueo contenuto nell’aria interna all’abitazione. Sappiamo tutti, infatti, che una normale parete intonacata è resistente al vento e all’aria. Se così non fosse, non avrei un minimo di comfort interno e ci sarebbero dei danni strutturali all’edificio. Quindi, dato che anche la miglior parete traspirante può far fuoriuscire al massimo il 3% dell’umidità dell’aria interna, l’unico modo per ventilare e mantenere un adeguato livello dell’umidità dell’aria interna è quello di arieggiare i locali aprendo le finestre o utilizzando dei macchinari che ricambino l’aria in modo automatico.  Via libera quindi a cappotti termici e interventi di riqualificazione energetica senza preoccuparsi troppo della traspirazione del muro. Sarà invece fondamentale verificare l’assenza di condense interstiziali. Perciò rivolgersi ad un competente termotecnico che effettuerà gli opportuni calcoli. Piuttosto valutare in fase progettuale di predisporre un sistema di ricambio dell’aria centralizzato o decentralizzato (“single room”).

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